La domanda può sembrare provocatoria, ma non è così. Ci hanno abituato a pensare che la pensione arriva nel momento in cui lo decide lo Stato. Tendenzialmente a 67 anni con almeno 20 anni di contributi. E i giovani si sono abituati a ridere a quell’amaro “SE ci arriverò alla pensione”. Ma questa non dev’essere l’unica realtà.
Negli ultimi anni infatti, si sta diffondendo un nuovo approccio alla libertà finanziaria, conosciuto come movimento FIRE (Financial Independence, Retire Early). Persone comuni, in tutto il mondo, stanno costruendo strategie di risparmio e investimento con un unico obiettivo: raggiungere l’indipendenza economica per poter scegliere come e quando lavorare o smettere di farlo.
Anche senza arrivare ad alcuni estremi del “retire early”, questo movimento dimostra una cosa fondamentale: la pensione non è un’età, ma una condizione di libertà che fonda le proprie radici sulla pianificazione del futuro finanziario con anticipo.
Tutto qui? Assolutamente no, perché, in fondo, non è solo una questione di quanto tempo manca alla pensione, ma anche di come vivrai durante il pensionamento: quanta libertà vuoi avere quando ci arriverai?
La situazione pensionistica in Italia oggi
Il nostro Paese invecchia molto rapidamente: il tasso di dipendenza degli anziani (numero di persone 65+ rispetto a quelle in età lavorativa) è già oltre il 40% ed è destinato a crescere, mettendo sotto pressione il sistema pensionistico pubblico.
Il sistema infatti basa la pensione su contributi dei lavoratori attivi verso pensionati: meno lavoratori, più pensionati, significa che il “patto generazionale” si sbilancia. Secondo le proiezioni degli esperti, già nel 2030 il sistema pensionistico italiano potrebbe implodere.
Ma senza guardare lontano (che comunque è tra 5 anni, non in un altro secolo) la situazione non è molto rosea neanche oggi:
- 13 milioni di italiani percepiscono una pensione inferiore a 1.000€
- il 70% dei pensionati riceve un importo inferiore ai 750 euro.
- l’importo mensile medio è di 495,07 euro
- il gap previdenziale (la differenza percentuale tra l’ultimo reddito e la pensione percepita) va dal 30% al 70%
Torniamo alla domanda: a che età vorresti andare in pensione?
Siamo del parere che non ci sia una risposta giusta o sbagliata, ma quella che più si avvicina al tuo sentire e ai tuoi desideri. Mettere a fuoco l’obiettivo è il primo passo per raggiungerlo anche perché gli strumenti esistono, basta saperli utilizzare.
Un esempio concreto: Un lavoratore che inizia a versare a 30 anni a un fondo pensione aperto si garantisce per il momento del ritiro (67 anni) un capitale di oltre 130mila euro. Se si muove a 40 anni ne perde 15mila, a 60 vede più che dimezzare la sua prospettiva di gruzzoletto.
Un’azione semplice come quella di aderire da subito ad un fondo pensione integrativo ad esempio può farti raggiungere una cifra pensionistica pari al 100% delle entrate economiche del periodo del pre-pensionamento, oltre a garantirti un beneficio fiscale nell’immediato.
Un’altro esempio concreto: Se oggi versi 3.000 € nel tuo fondo pensione complementare, con un’aliquota IRPEF del 35%, potresti risparmiare circa 1.050 € di tasse quest’anno grazie alla deduzione.
Oggi solo un lavoratore su tre investe sul proprio futuro, ma il tempo è un alleato decisivo: agire subito, sfruttando i vantaggi fiscali e le novità normative, è il miglior modo per garantirsi di mantenere il proprio tenore di vita una volta raggiunta l’età della pensione… e magari decidere quando smettere di lavorare.
Non possiamo controllare le regole del sistema pensionistico italiano,
ma possiamo aiutarti a traguardare i tuoi obiettivi.
